Panificio Bosio

Domanda: Puoi illustrarci la storia della sua attività? Quando è nata, se è stata ereditata e la situazione attuale.

Risposta:

La nostra storia nasce a cavallo tra le due guerre mondiali, a metà degli anni 30. Il mio bisnonno paterno era panettiere, venne da Udine fin qua nella città dei cantieri cercando fortuna e aprì il nostro primo forno nella zona di Panzano. Poi sua figlia primogenita incontrò mio nonno che da Mantova faceva il servizio militare arrivò sul punto di guerra qua a Monfalcone e si conobbero e il resto è storia e iniziò la nostra avventura da panificatori.

Domanda: Puoi raccontarci come avete gestito tutti i problemi rilevanti a emergenza sanitaria negli ultimi anni?

Risposta

Questo è stato anche un vanto della mia famiglia, non abbiamo mai chiuso dal 1935 ad oggi il nostro forno. Mio nonno e mio bisnonno panificavano duranti i bombardamenti nel cantiere a metà anni ’40. Siamo andati avanti e ci siamo rimboccati le maniche. In laboratorio non è stato facile  lavorare di notte, con le farine, al caldo, stando distanziati, con le mascherine. Poi nel corso del tempo la nostra attività è cambiata, una parte bar, una parte negozio esterno. Trovarci chiusi ci ha un po’ paralizzato, non è stato facile, però essendo la panificazione un bene primario, siamo andati avanti e non abbiamo mollato, passando anche questa.

Domanda: in relazione agli attuali eventi bellici dell’est Europa come è cambiata negli anni l’approvvigionamento della materia prima?

Risposta: Sicuramente si sono sviluppate diverse problematiche, soprattutto per quanto riguarda le farine perché arrivano dall’Ungheria e dall’Ucraina. In Ucraina non hanno potuto seminare l’altro scorso e quindi mancava il prodotto. Vista la ridotta esportazione delle farine, c’è stato un disagio  riguardo i costi. E’ stata aumentata la produzione nelle nostre terre e anche nel sud Italia c’è stato uno sviluppo della materia prima.

Domanda: Ha qualche curiosità o stranezza avvenuta lungo la sua carriera?

Risposta: Essendo un grande amante della pallacanestro e avendoci anche lavorato, abbiamo fatto il catering di ritiro della nazionale di pallacanestro. Amavano molto il nostro strudel e la crostata con i mirtilli tanto che Dan Peterson mi diceva, come nella famosa pubblicità “Mmmh. Per me, Bosio, numero uno!”

Ce n’è poi un’altra di cui mi vergogno personalmente: quando ero ragazzetto avevo appena iniziato e mi occupavo del trasporto di pasticceria e pane. In un attimo di distrazione alla guida del furgoncino, un gatto mi attraversò la strada. Dovetti frenare bruscamente e sentii un rumore come uno Splash. Aprii il furgone e la torta che trasportavo era totalmente disintegrata contro il furgone. 

Tutti mi hanno preso in giro per anni perché dovetti rifarla.

Domanda: Come è nata la sua passione e come si è avvicinato alla sua sfera lavorativa?

Risposta

Essendo figlio d’arte le cose sono naturali, da bambino venivo nel forno e portavo il pane con mio padre, da quando avevo 5 anni, ho tantissimi ricordi, io dopo l’avvicinamento da piccolo ho studiato, ho fatto l’università poi sono andato all’estero con il mondo della pallacanestro, in più ho girato il mondo, pero quando ad un certo punto si arriva al succo delle cose quando avevo 26/27 anni, finito l’università il richiamo della mia famiglia era stato troppo forte e quindi ho deciso di continuare la loro attività, un po’ per orgoglio aziendale, perché mio padre, mio nonno e mio bisnonno hanno lavorato le cose più importanti e un po’ perché sono legato al territorio, io sono attaccato visceralmente a Monfalcone, Staranzano e la Bisiacaria, e stato naturale proseguire i miei studi e fermarmi qua.

Domanda:

Quali sono le principali differenze fra il suo laboratorio oggi giorno e al momento della nascita della sua attività?

Risposta

Nel corso di questo quasi secolo di attività, il laboratorio è cambiato strutturalmente. Prima era piccolino; con la prima ristrutturazione a inizio anni ‘90 lo abbiamo leggermente allargato e introdotto forni nuovi, un forno a piani costruito da mio padre che aveva studiato panetteria in Francia, fatto apposta per baguette e grano duro. Abbiamo poi avuto una grande ristrutturazione nel 2016, con un nuovo laboratorio di pasticceria in un nuovo stabile.

Quello che è cambiato molto è la panificazione: una volta si tirava la pasta e si faceva quasi tutto a mano, oggi i macchinari aiutano molto. Noi comunque seguiamo molto la tradizione: abbiamo un po’ gli orari di una volta, utilizziamo sempre meno le celle per favorire la lievitazione, il laboratorio è cambiato a livello strutturale, ma di macchinari non troppo.

Domanda: Quali sono nella sua attività i prodotti tipici da lei creati?

Risposta 

Da me creati nessuno: noi seguiamo la tradizione, abbiamo magari portato prodotti commerciali che non si trovavano nel territorio. Un mio piccolo vanto da condividere con i miei pasticceri e collaboratori è che abbiamo portato la produzione dei panettoni da 100/200 unità a quasi 2000 a livello nazionale. Abbiamo la fortuna in questo istante di esportare panettoni in Italia ma anche in Europa (Spagna, Andorra, Austria) sempre seguendo la ricetta tradizionale.

Domanda: Quale ritiene essere il suo cavallo di battaglia e perché?

Risposta 

Sicuramente i grandi lievitati perché sono una sfida con se stessi, con le materie prime e con il tempo. Per creare un panettone o le colombe vanno studiate le farine, il tempo; va studiata anche la tua resistenza, perché farlo significa anche lavorare 18/20 ore di fila e non è una cosa da tutti. Io ho la fortuna di avere dei ragazzi che lavorano con me.

Il mio cavallo di battaglia personale è questa ricerca costante nel territorio e non, sia in ambito bar che in pasticceria: studiare, ricercare e immergermi in nuove verità con nuovi elementi e nuove materie prime, portarle nel mio territorio e farle assaggiare a tutte le persone.