Panificio Pasticceria Miniussi

Domanda: Puoi illustrarci la storia della sua attività? Quando è nata, se è stata ereditata e la situazione attuale.

Risposta: L’ho ereditata dai nonni, poi da mio padre e i suoi fratelli. L’ho rilevata nel 1996 e da allora stiamo andando avanti. E’ nata come panificio per poi diventare anche pasticceria e adesso per motivi economici si sono aggiungi anche i servizi di caffetteria e enogastronomia, cercando di stare al passo coi tempi.

Domanda: Puoi raccontarci come avete gestito tutti i problemi rilevanti a emergenza sanitaria negli ultimi anni?

Risposta: Si andava avanti un po’ “a vista”: più arrivavano problematiche e più cercavamo una soluzione. Abbiamo tenuto tutto il personale gestito a giorni alterni e piano piano siamo tornati alla quotidianità.

Domanda: in relazione agli attuali eventi bellici dell’est Europa come è cambiata negli anni l’approvvigionamento della materia prima?

Risposta: L’approvvigionamento alla fine non è stato un grosso problema. Al massimo solo per l’olio per friggere. Quello che ha dato maggior impatto sono i prezzi che si sono alzati in maniera esponenziale. Poi l’energia elettrica ha raggiunto prezzi davvero alti. Far fronte a queste maggiori spese non è stato sempre facile, ma ora come ora i prezzi si sono ribassati soprattutto nelle materie prime.

Domanda: Ha qualche curiosità o stranezza avvenuta lungo la sua carriera??

Risposta:  

Domanda: Come è nata la sua passione e come si è avvicinato alla sua sfera lavorativa?

Risposta  La passione è nata quando da piccolino venivo qua con mio padre: mi portava a fare i lievitati e tornavo tutto sporco di farina. Visto che ero la pecora nera della famiglia – perché i fratelli hanno seguito la strada universitaria e sono tutti dottori – ho scelto la via del panettiere.

Domanda:

Quali sono le principali differenze fra il suo laboratorio oggi giorno e al momento della nascita della sua attività?

Risposta  In 25 anni, tra negozio, impianti elettrici, macchinari, frigoriferi, ho modificato il laboratorio in base alle necessità. Ho modificato i forni per dare spazio alla gastronomia e alla cucina, visto che era un reparto che mi interessava molto. La mole di lavoro della pasticceria è aumentata e siamo passati da 2 frigoriferi a 17 congelatori con 4 celle ciascuno, quindi un aumento dei macchinari che servivano per lavorare e anche ad avere maggiori margini.

Domanda: Secondo lei alla luce della sua esperienza maturata qual è il prodotto tipico più richiesto dalla clientela?

Risposta 

Ho sempre portato la pasticceria moderna ma che tramandava anche le tradizioni della nonna: le paste creme, la torta di ricotta, con esattamente le ricette di 90 anni fa.

Domanda: Quali sono nella sua attività i prodotti tipici da lei creati?

Risposta 

I prodotti tipici che vendo sono stati creati da mia nonna (come le paste creme) e da mio nonno (come la torta di ricotta). Io mi sono messo a fare i pandori, le pinze, il presnitz, le colombe. Sono molto legato alla pasticceria dei lievitati. Come prodotti di punta abbiamo le carsoline, i maltagliati… non li ho inventati proprio io, ma con le modifiche ho creato un prodotto mio.

Domanda: Quale ritiene essere il suo cavallo di battaglia e perché?

Risposta

In 90 anni di storia ce ne sono tanti. Quando fai un prodotto buono e sano si parte già bene e si può creare qualsiasi cosa. Forse la migliore torta è quella di ricotta.

Pasticceria Maritani

Domanda: Puoi illustrarci la storia della sua attività: quando è nata, se è stata ereditata e la situazione attuale

Risposta:  Siamo la terza generazione che parta avanti questa impresa di famiglia nata nel 1928, quindi prima della Seconda Guerra Mondiale. La storia concreta di Maritani parte negli anni ‘50-‘60 quando mio padre ha preso le redini del panificio nella zona dove ci troviamo e da quel momento, grazie anche al boom economico in Italia, tra gli anni ‘60/’70 abbiamo avuto un periodo molto positivo per la crescita di questa attività, grazie ai miei genitori. Arriviamo poi agli anni ‘90 quando siamo subentrati in azienda io e mio fratello, ovvero la terza generazione. Il panificio a Staranzano è stato potenziato come produzione di pasticceria e panificazione, ma adesso produciamo soltanto dolci. Successivamente nel 1990 abbiamo aperto il caffè Carducci a Monfalcone e nel 2022 abbiamo aperto a Trieste in piazza Tomasiello.

In questo momento siamo un azienda totalmente artigiana, all’interno della quale io mi occupo della vendita e mio fratello della parte di produzione.

Domanda: Puoi raccontarci come avete gestito tutti i problemi rilevanti a emergenza sanitaria negli ultimi anni?

Risposta: Non c’è stato un protocollo di gestione, c’è stata piuttosto una gestione di emergenza. Chi fa impresa sa che impresa fa impresa: non c’è una cassaintegrazione per i tuoi mutui, conto corrente, o mancato cash flow. Abbiamo bloccato i mutui, cassaintegrato le persone in azienda (che all’epoca erano 27), ma con cui abbiamo tenuto comunque un rapporto stretto. Anche nel periodo in cui siamo stati costretti alla chiusura abbiamo fatto un po’ di formazione; grazie alla tecnologia e ad app come zoom, avevamo un contatto quasi quotidiano anche per mantenere l’umore. A parte il discorso lavorativo, c’era anche un risvolto psicologico. Poi si è rivelata una cosa circoscritta in un anno e mezzo/due, per fortuna. In ogni caso è stato un periodo molto duro, gestito cercando di utilizzare il delivery dove possibile per ricoprire i costi fissi.

Domanda: in relazione agli attuali eventi bellici dell’est Europa come è cambiata negli anni l’approvvigionamento della materia prima?

Risposta: Non c’è stata una mancanza di approvvigionamento, ma un aumento dei prezzi. L’inflazione e la speculazione hanno portato agli esercenti finali importanti aumenti di prezzo del 13/14 % su prodotti necessari per porter lavorare (burro, farina, grano), per cui anche noi siamo stati costretti a modificare i prezzi dove necessario. Dopo aver tenuto duro adesso siamo riusciti a recuperare da quel periodo.

Domanda: Ha qualche curiosità o stranezza avvenuta lungo la sua carriera?

Risposta: Tra le tante stranezze quella che racconto con più orgoglio è … mia moglie!

Abbiamo iniziato a lavorare insieme qui: io titolare e mia moglie una mia collaboratrice: le nostre anime si sono incontrate e adesso stiamo insieme.

Domanda: Come è nata la sua passione e come si è avvicinato alla sua sfera lavorativa?

Risposta Non è stata la passione il motivo che mi fatto lavorare qui, ma è stata la conseguenza del mio pormi obbiettivi. Quando abbiamo deciso che l’azienda poteva crescere e far meglio, abbiamo deciso di coinvolgere un team di 37/38 persone. Lavorarci insieme è per me motivo di orgoglio che mi permette di essere appassionato a quello che faccio.

Domanda: Secondo lei alla luce della sua esperienza maturata qual è il prodotto tipico più richiesto dalla clientela?

Risposta  A Trieste, essendo una città estremamente turistica, abbiamo un alto numero di vendita di prodotti tipici quali prestiniz, pinze… Nella zona bisiaca (Monfalcone, Staranzano, Ronchi) i prodotti venduti si equivalgono. In questa zona i prodotti più richiesti forse sono le bavaresi e la pasticceria mignon.

Domanda: Quali sono nella sua attività i prodotti tipici da lei creati?

Risposta  Non ho creato prodotti tipici. La nostra pasticceria ha sicuramente rivisitato ricette storiche, che sono tramandate da generazioni, in chiave moderna, snellendole togliendo grassi inutili e zuccheri superflui. Abbiamo reso dolci comunque molto buoni dal punto di vista gustativo, ma anche con po’ di attenzione alla salute.

Domanda: Quale ritiene essere il suo cavallo di battaglia e perché?

Risposta  Il team con cui lavoro è il cavallo di battaglia più importante di Maritani: non soltanto i componenti della famiglia ma anche e soprattutto i collaboratori. Siamo una bellissima squadra e potremmo fare qualsiasi cosa. Le persone vengono prima del cosa: io credo molto in questo e so che  siamo molto forti.

Pasticceria Tamburin

Domanda: Puoi illustrarci la storia della sua attività: quando è nata, se è stata ereditata e la situazione attuale

Risposta: La mia attività è stata ereditata dai miei genitori e miei nonni. Io e mia sorella Greta la portiamo avanti più meno 20-25 anni; mentre la società è nata intorno agli  anni 30 in Istria a Pola –Fasana. Intorno al 47 i miei nonni sono venuti via dall’Istria e sono venuti qua a Monfalcone e nel 1947 è stata aperta l’attività in questo stabile e da allora siamo sempre rimasti qua.

Domanda: Puoi raccontarci come avete gestito tutti i problemi rilevanti a emergenza sanitaria negli ultimi anni

Risposta: All’inizio è stato un po’ dura e brutta perché non avevamo una certezza di poter continuare a lavorare e non avevamo la certezza di un futuro. Nel male, fortunatamente per la tipologia del lavoro che abbiamo, facendo il pane e prodotti di prima necessità abbiamo potuto lavorare del tutto il lockdown e dar del lavoro a tutti i dipendenti, nessuno non è stato a casa e alla fine siamo riusciti a uscire indenni dalla pandemia. È stato difficile adottarsi alle mascherine, tutti i decreti, però, insomma ce l’abbiamo fatta.

Domanda: Relazioni agli attuali eventi bellici dell’est Europa come è cambiata negli anni l’approvvigionamento della materia prima

Risposta: Sembrerebbe che l’Ucraina sia il nostro produttore di tutto al mondo. In realtà anche qua all’inizio i fornitori avevano il timore di non riuscire a garantire la fornitura, specialmente della farina. In realtà non abbiamo mai avuto delle mancanze, sicuramente abbiamo avuto un aumento dei prezzi, l’aumento molto importante che ci ha obbligato anche noi a sua volta ad aumentare il prezzo, specialmente il pane, però penso sia passata adesso sia l’emergenza del prezzo sia l’emergenza della fornitura. Quindi abbiamo avuto le problematiche dei momenti materia energia, del gas l’estate, da agosto a settembre sono stati 3-4 mesi impegnativi dove le bollette della luce sono aumentate 3-4 volte, però anche lì insomma ce l’abbiamo fatta 

Domanda: Qualche curiosità o stranezza avvenuta durante la sua carriera?

Risposta: Nella mia carriera, giovane carriera non tanto, però abbiamo avuto le grosse soddisfazione all’IFA quando c’era la gestione di mio padre e di mia zia si sono tolti al livello di soddisfazioni lavorative perché abbiamo fornito per tanti anni il Fincantieri, abbiamo prodotto tutti i rinfreschi per le grosse navi come la Garibaldi, più negli anni 80 mio padre fece la torta per  il principe Carlo, è stato la torta più grande mai fatta da noi circa 80 chili e l’occasione della visita del collegio del Mondo Unito siamo stati contattati per fare la torta per il principe Carlo.  Possiamo vantarci di questo

Domanda: Come è nata la sua passione, come si è avvicinato alla sua sfera lavorativa 

Risposta: Sia io che mia sorella abbiamo studiato altro. Sono perito elettrotecnico, mia sorella ha studiato in Università, solo che per le necessità lavorative siamo avvicinati all’azienda famigliare quindi abbiamo deciso di seguire la tradizione; quindi, non veniamo delle scuole di pasticceria

Domanda: Quali sono le principali differenze fra il suo laboratorio oggi giorno e al momento della nascita della sua attività

Risposta: Al momento della nascita c’erano poche macchine, penso che ci fosse soltanto impastatrice per il pane quindi dopo tutto il resto veniva fatto macchina. Oggi come oggi è cambiata la tecnica di impasto; sono cambiate le conservazioni, però la parte manuale resta sempre, secondo me il pane si fa in una maniera e quella deve essere. Per quanto riguarda i dolci invece: con i dolci è stato un avanzamento tecnologico notevole che ha fatto sì che il dolce potesse durare di più e soprattutto essere anche più buono. Tanti dicono una volta più buono, secondo me una volta c’era più fame. Adesso sono migliori sono più digeribili nonostante le materie prime magari non siano sempre eccelse però le tecniche sicuramente aiutano al prodotto finale.

Domanda: Secondo Lei alla luce di sua esperienza maturata qual è prodotto tipico più richiesto alla clientela?

Risposta: i dolci tradizionali, soprattutto i dolci delle varie festività: il Natale, la Pasqua sono i dolci più richiesti: dal panettone, le pinze triestine sono sicuramente i dolci più richiesti

Domanda: Quale sono nella sua attività i prodotti tipici da Lei creati?

Risposta: Nel corso degli anni i vari collaboratori hanno sicuramente aggiunto dei loro alla nostra produzione. Quindi non mi vanto di aver inventato niente; tutto la serie delle esperienze di persone che hanno lavorato qua. Gli ultimi anni un ragazzo di Aurisina, Massimiliano ha portato i Krantz; il dolce tipico austro-ungarico che sta avendo un successo inaspettato. Sempre qualche dipendente qualche collaboratore porta qualcosa di suo, sempre è un gioco di squadra

Domanda: Il suo cavallo di battaglia e perché

Risposta: Sono le Pinze; le Pinze pasquali perche è un prodotto che ha la ricetta antica dai tempi di mio nonno, quindi non abbiamo mai modificato, forse abbiamo soltanto cercato di migliorarlo con i prodotti che oggi riusciamo a trovare al mercato però è sempre la stessa ricetta. Dopo, il pane. Il pane per noi è un prodotto che è la base di tutto, essendo panettieri, il pane è il prodotto più apprezzato del nostro lavoro sicuramente

Panificio Pasticceria Toninato

Può illustrarci la storia della sua attività? Quando è nata, se è stata ereditata, la situazione attuale, ecc?

  • L’attività è nata nel 1957 dai miei genitori. Ho continuato l’attività dopo la morte di mio padre quasi per caso. Successivamente nel 1992 è avvenuta la prima ristrutturazione del locale. Dal 1999 c’è stato un susseguirsi di rotture nella gestione fino ad arrivare a un effettivo consolidamento nel 2013.

Può raccontarci come avete gestito tutti i problemi derivanti dall’emergenza sanitaria degli ultimi anni?

  • Il problema principale è stato risolto grazie alla collaborazione tra i dipendenti e gestito al meglio grazie all’aiuto dei clienti più affezionati di tutte le età.

In relazione agli attuali eventi bellici dell’est Europa, come è cambiato negli anni l’approvvigionamento della materia prima?

  • A causa degli eventi abbiamo avuto problemi con l’aumento notevole del costo dell’olio per frittura e delle farine e conseguente rallentamento della produzione di  fritture, krapfen, ecc oggi fortunatamente ripreso.

Come è nata la sua passione? Come si è avvicinato alla sua sfera lavorativa?

  • Come detto in precedenza, è stato un caso, ma ho sempre aiutato sin da piccola la mia famiglia vivendo molti anni nell’ambiente e rimanendoci un po’ per tradizione.

Quali sono le principali differenze fra il suo laboratorio oggigiorno e al momento della nascita della sua attività?

  • Con l’evolversi della tecnologia e il miglioramento della sicurezza degli ambienti, il lavoro è diventato meno faticoso, più sicuro e confortevole.

Secondo lei, alla luce della sua esperienza maturata qual è il prodotto tipico più richiesto dalla clientela?

  • Non c’è un solo prodotto che viene richiesto. Fra i più richiesti abbiamo: lo strudel, la torta di ricotta, i lievitati come ad esempio i croissant, nonché il pane fatto con il nostro lievito madre non comprato.

Quali sono nella sua attività i prodotti tipici locali da lei creati?

  • Non abbiamo propriamente creato, ma abbiamo rivisitato la ricetta originale della torta di ricotta. Da non dimenticare inoltre il lievitati, in quanto utilizziamo il nostro lievito madre.

Quale ritiene essere il suo cavallo di battaglia e perché?

  • L’ambiente familiare e accogliente della nostra attività è il nostro cavallo di battaglia.

Panificio Anastasio

Puoi illustrarci la storia della sua attività: quando è nata, se è stata ereditata e la situazione attuale?

Io ho incominciato questo meraviglioso mestiere all’età di 15 anni. A 17 ho iniziato l’attività come artigiano in proprio e da quella volta non ho mai smesso. Questo significa che dal 1962 sono sempre in piedi e appassionato del mio mestiere, perché non sono capace di stare a casa! Voglio stare sul mio posto di lavoro e anche se qualche volta esagero, devo essere partecipe nei processi.

Ha qualche curiosità o stranezza avvenuta lungo la sua carriera?

Tantissime! Abbiamo iniziato in anni di concorrenza spietata. Quello su cui ho sempre puntato e per cui ho sempre lottato è la qualità. Ci sono riuscito lavorando non per l’oggi ma per il domani. Oggi sono contento di aver fatto il panettiere e pasticcere e soddisfatto perché ho tre figli e un nipote che continuano questa bellissima attività.

Quali sono le principali differenze fra il suo laboratorio oggi giorno e al momento della nascita della sua attività?

Alla nascita non c’erano tutte queste tecnologie. Oltre al forno avevamo 2/3 macchine per dare la forma. Oggi come oggi c’è un’evoluzione tremenda: dai silos della farina ai macchinari con temperature già programmate e altre apparecchiature tutte elettroniche che permettono di lavorare molto più volentieri.

Può raccontarci come avete gestito tutti i problemi derivanti dall’emergenza sanitaria degli ultimi anni?

  • Sono stati periodi molto complicati anche dal punto di vista della logistica: per quanto riguarda i fornitori le consegne. Grazie alla numerosa famiglia e ai dipendenti che hanno capito la situazione siamo riusciti a cavarcela al meglio.

In relazione agli attuali eventi bellici dell’est Europa, come è cambiato negli anni l’approvvigionamento della materia prima?

  • Abbiamo avuto difficoltà a reperire alcune materie (farina, burro, panna) ma è stato un periodo di qualche mese che è stato risolto.

Come è nata la sua passione? Come si è avvicinato alla sua sfera lavorativa?

  • L’approccio è stato molto graduale, ho cominciato con mio nonno, che aveva l’attività. Iniziai quasi come un “gioco”. Durante le vacanze estive lavoravo con tutta la mia famiglia e mi è piaciuto da subito. La mia famiglia pian piano ha cominciato a darmi maggiori responsabilità.

Secondo lei, alla luce della sua esperienza maturata qual è il prodotto tipico più richiesto dalla clientela?

  • I prodotti che vanno per la maggiore sono pinza e presnitz. Poi, a seguire, abbiamo anche prodotti che noi produciamo di più come i lievitati: in questo caso colombe e panettoni.

Quali sono nella sua attività i prodotti tipici locali da lei creati?

  • In realtà realizziamo fedelmente i prodotti tipici della zona senza intaccare l’originalità della ricetta stessa.

Quale ritiene essere il suo cavallo di battaglia e perché?

  • Il nostro cavallo di battaglia sono i lievitati, sia salati che dolci. E’  un prodotto che mi piaceva fare sin da quando ero piccolo e che  negli anni di lavoro ho perfezionato.

Panificio Bosio

Domanda: Puoi illustrarci la storia della sua attività? Quando è nata, se è stata ereditata e la situazione attuale.

Risposta:

La nostra storia nasce a cavallo tra le due guerre mondiali, a metà degli anni 30. Il mio bisnonno paterno era panettiere, venne da Udine fin qua nella città dei cantieri cercando fortuna e aprì il nostro primo forno nella zona di Panzano. Poi sua figlia primogenita incontrò mio nonno che da Mantova faceva il servizio militare arrivò sul punto di guerra qua a Monfalcone e si conobbero e il resto è storia e iniziò la nostra avventura da panificatori.

Domanda: Puoi raccontarci come avete gestito tutti i problemi rilevanti a emergenza sanitaria negli ultimi anni?

Risposta

Questo è stato anche un vanto della mia famiglia, non abbiamo mai chiuso dal 1935 ad oggi il nostro forno. Mio nonno e mio bisnonno panificavano duranti i bombardamenti nel cantiere a metà anni ’40. Siamo andati avanti e ci siamo rimboccati le maniche. In laboratorio non è stato facile  lavorare di notte, con le farine, al caldo, stando distanziati, con le mascherine. Poi nel corso del tempo la nostra attività è cambiata, una parte bar, una parte negozio esterno. Trovarci chiusi ci ha un po’ paralizzato, non è stato facile, però essendo la panificazione un bene primario, siamo andati avanti e non abbiamo mollato, passando anche questa.

Domanda: in relazione agli attuali eventi bellici dell’est Europa come è cambiata negli anni l’approvvigionamento della materia prima?

Risposta: Sicuramente si sono sviluppate diverse problematiche, soprattutto per quanto riguarda le farine perché arrivano dall’Ungheria e dall’Ucraina. In Ucraina non hanno potuto seminare l’altro scorso e quindi mancava il prodotto. Vista la ridotta esportazione delle farine, c’è stato un disagio  riguardo i costi. E’ stata aumentata la produzione nelle nostre terre e anche nel sud Italia c’è stato uno sviluppo della materia prima.

Domanda: Ha qualche curiosità o stranezza avvenuta lungo la sua carriera?

Risposta: Essendo un grande amante della pallacanestro e avendoci anche lavorato, abbiamo fatto il catering di ritiro della nazionale di pallacanestro. Amavano molto il nostro strudel e la crostata con i mirtilli tanto che Dan Peterson mi diceva, come nella famosa pubblicità “Mmmh. Per me, Bosio, numero uno!”

Ce n’è poi un’altra di cui mi vergogno personalmente: quando ero ragazzetto avevo appena iniziato e mi occupavo del trasporto di pasticceria e pane. In un attimo di distrazione alla guida del furgoncino, un gatto mi attraversò la strada. Dovetti frenare bruscamente e sentii un rumore come uno Splash. Aprii il furgone e la torta che trasportavo era totalmente disintegrata contro il furgone. 

Tutti mi hanno preso in giro per anni perché dovetti rifarla.

Domanda: Come è nata la sua passione e come si è avvicinato alla sua sfera lavorativa?

Risposta

Essendo figlio d’arte le cose sono naturali, da bambino venivo nel forno e portavo il pane con mio padre, da quando avevo 5 anni, ho tantissimi ricordi, io dopo l’avvicinamento da piccolo ho studiato, ho fatto l’università poi sono andato all’estero con il mondo della pallacanestro, in più ho girato il mondo, pero quando ad un certo punto si arriva al succo delle cose quando avevo 26/27 anni, finito l’università il richiamo della mia famiglia era stato troppo forte e quindi ho deciso di continuare la loro attività, un po’ per orgoglio aziendale, perché mio padre, mio nonno e mio bisnonno hanno lavorato le cose più importanti e un po’ perché sono legato al territorio, io sono attaccato visceralmente a Monfalcone, Staranzano e la Bisiacaria, e stato naturale proseguire i miei studi e fermarmi qua.

Domanda:

Quali sono le principali differenze fra il suo laboratorio oggi giorno e al momento della nascita della sua attività?

Risposta

Nel corso di questo quasi secolo di attività, il laboratorio è cambiato strutturalmente. Prima era piccolino; con la prima ristrutturazione a inizio anni ‘90 lo abbiamo leggermente allargato e introdotto forni nuovi, un forno a piani costruito da mio padre che aveva studiato panetteria in Francia, fatto apposta per baguette e grano duro. Abbiamo poi avuto una grande ristrutturazione nel 2016, con un nuovo laboratorio di pasticceria in un nuovo stabile.

Quello che è cambiato molto è la panificazione: una volta si tirava la pasta e si faceva quasi tutto a mano, oggi i macchinari aiutano molto. Noi comunque seguiamo molto la tradizione: abbiamo un po’ gli orari di una volta, utilizziamo sempre meno le celle per favorire la lievitazione, il laboratorio è cambiato a livello strutturale, ma di macchinari non troppo.

Domanda: Quali sono nella sua attività i prodotti tipici da lei creati?

Risposta 

Da me creati nessuno: noi seguiamo la tradizione, abbiamo magari portato prodotti commerciali che non si trovavano nel territorio. Un mio piccolo vanto da condividere con i miei pasticceri e collaboratori è che abbiamo portato la produzione dei panettoni da 100/200 unità a quasi 2000 a livello nazionale. Abbiamo la fortuna in questo istante di esportare panettoni in Italia ma anche in Europa (Spagna, Andorra, Austria) sempre seguendo la ricetta tradizionale.

Domanda: Quale ritiene essere il suo cavallo di battaglia e perché?

Risposta 

Sicuramente i grandi lievitati perché sono una sfida con se stessi, con le materie prime e con il tempo. Per creare un panettone o le colombe vanno studiate le farine, il tempo; va studiata anche la tua resistenza, perché farlo significa anche lavorare 18/20 ore di fila e non è una cosa da tutti. Io ho la fortuna di avere dei ragazzi che lavorano con me.

Il mio cavallo di battaglia personale è questa ricerca costante nel territorio e non, sia in ambito bar che in pasticceria: studiare, ricercare e immergermi in nuove verità con nuovi elementi e nuove materie prime, portarle nel mio territorio e farle assaggiare a tutte le persone.