

Una realtà importante di Monfalcone è la sartoria Linea Sposa di Vita Lorusso, la quale porta avanti gli insegnamenti tipici della “antica scuola†delle Maestre di taglio e cucito da ben oltre 25 anni.
Nel suo atelier, la sig.ra Lorusso crea abiti su misura per le giovani spose che cercano il vestito perfetto per il loro gran giorno.
Quale è stato il suo primo approccio al mestiere? Come e quando ha iniziato il suo percorso lavorativo?
Tutto ebbe inizio quando ero bambina nelle volte in cui andavo con mia madre in sartoria. Ero attratta da tutti quei pezzettini colorati di stoffa. Più brillantinosi erano e più mi attiravano! Era come un gioco per me: me li portavo a casa e la mia fantasia partiva.
Se dovesse tornare con la mente a quando era bambina, avrebbe mai pensato di fare questo lavoro?
Da bambina no. Diciamo che questa convinzione si è consolidata in seguito agli ultimi 2 anni formativi, in quanto lo stile, gli abiti e i tessuti si avvicinavano di più all’alta moda. Poi, ebbi delle conferme più che positive man mano che esercitavo il mestiere.
Qual è stato il suo percorso formativo che l’ha portata ad acquisire le competenze per poter svolgere questo lavoro?
Arrivai nel momento della mia vita in cui dovevo decidere quale percorso intraprendere. La mia famiglia voleva che io continuassi gli studi, ma a me non piaceva studiare. Dissi ai miei genitori che, per la mia vita, avrei voluto imparare un mestiere. Da quel punto, incominciai a muovere i primi passi imparando il mestiere all’interno delle sartorie durante le stagioni estive e in quel periodo diventai sempre più curiosa. Successivamente, dopo aver fatto questi primi 3 anni di formazione, mi sono resa conto che dovevo fare uno step ulteriore imparando tecniche più aggiornate. Per fare ciò, mi recai da un’insegnante che, da giovane aveva frequentato un corso di ritaglio geometrico e da lì mi ha perfezionata insegnandomi i trucchi del mestiere. Con lei completai gli ultimi 2 anni formativi.
La sig.ra Vita ricorda con nostalgia i suoi anni di formazione ed in particolare le sue due insegnanti.
Gli insegnanti sono fondamentali. Io a quell’epoca, a sedici anni, non lo capivo.
Ricordo un episodio in cui creai un capo per mio sfizio personale. Arrivai ad un punto in cui non riuscivo ad andare avanti, non riuscivo a terminarlo. La mia maestra si impuntò che io dovessi finirlo. Le ho detto che l’avrei lasciato su una sedia e l’avrei ripreso in seguito ad un altro progetto. Mi disse di no, dovevo finirlo. Ero frustrata…passò una settimana prima che riuscissi a finirlo.
Solo dopo anni capii che mi stava insegnando la pazienza e la perseveranza.
A volte, ci sono dei momenti di difficoltà che mettono a dura prova la forza di volontà nel proseguire il proprio percorso. È in quel momento che c’è quella spinta interna che ti dice “quella è la tua stradaâ€.
Quanto è importante il rapporto con il cliente all’interno del suo mestiere?
È la base della mia attività . Prima e durante il dialogo con il cliente, subentra molta psicologia e una buona dose di empatia. Un capo, per risultare perfetto, deve essere creato intorno a chi lo indossa.
Nei mestieri di artigianato come il suo, Lei preferisce seguire la moda o preferisce produrre abiti “senza tempo� In cosa consiste il suo percorso creativo?
Io preferisco non seguire la moda della massa, ma creare abiti su misura come elemento caposaldo della mia attività , catturare l’essenza del gusto estetico. Dietro ogni mio impegno c’è un ago, uno spillo, una forbice con un filo che unisce gli elementi. Sono attrezzi piccoli che possono fare grandissime cose.
Ha qualche curiosità o aneddoto?
In occasione di una sfilata molto importante organizzata a Villa Manin ebbi la grande soddisfazione di far sfilare i miei capi con quelli di alta moda in seguito ad un processo di selezione, avviato dalla Regione, di 5 imprese che operano all’interno del territorio.
Come vede la città di Monfalcone?
Io sono barese, di Altamura. Quando ho aperto questa attività nella città di Monfalcone molti mi hanno chiesto “ma come hai fatto?â€.
Quando sono venuta qua, in Friuli, non sono venuta con la prepotenza di dire “io faccio, io soâ€. Mi sono posta come un’ospite a casa di qualcuno. Sono entrata in questa comunità in punta di piedi e ho dato il tempo a chi mi ha accolto di conoscermi, mantenendo comunque le mie radici e senza perdere la mia autenticità .
Ho capito, studiando il vissuto e la storia di questa regione, la diffidenza del popolo. Dopo invasioni e guerre certo che è diffidente! Dunque mi sono mostrata aperta, mi sono mostrata loro simile. Mi hanno accettato e ora faccio parte di questa comunità che adoro.