In questo incontro si è andati alla scoperta di un settore che molti potrebbero considerare di nicchia, il quale però riserva molte sorprese: gli accessori per strumenti musicali.
Il signor Clemente ci ha introdotto nel suo mondo fatto d’ebano e avorio, mostrandoci una realtà internazionale nella culla della bìsiacaria.
Qual è stato il Suo primo approccio al mestiere?
Il tutto cominciò quando, all’età di 15 anni, cominciai a frequentare il laboratorio di mio zio che era un liutaio, il quale mi diede i primi rudimenti del mestiere. Era un uomo geloso del suo lavoro e non condivideva niente, ma questa cosa, invece di dissuadermi, mi incuriosì.
Ezio Clemente, mio zio, faceva l’ebanista nei cantieri. Era molto bravo ma, come ho detto, molto geloso. Io mi sedevo, guardavo quello che stava facendo e facevo domande. Ma ogni volta che gliene facevo una lui smetteva di lavorare. Gli offrivo un bicchiere di vino, allora e a forza di insistere imparavo e assorbivo il più possibile.
Andando nel dettaglio, la prima cosa che imparai fu il riparare gli archi. Questo diventò un metodo di sostentamento per me, in quanto rimasi orfano a dieci anni. Ad un certo punto mi accorsi di aver bisogno di qualche macchinario in più per riparare sempre più strumenti, e così cominciai ad espandermi.
Nel mentre studiai al conservatorio e mi diplomai in violino e viola. Successivamente mi laureai in legge.
Perché si è cimentato in due ambiti così diversi?
È abbastanza comune. Ci sono abbastanza musicisti che sono giuristi. Ho studiato a Trieste e mi sono laureato ad Urbino.
Dove avete incominciato l’attività ?
Intorno ai 23 o i 24 anni incontrai un mio compagno di gioventù che si sentiva stufo del suo lavoro, Bogaro. Decidemmo di cominciare assieme questa attività . L’attività ebbe inizio nella cantina di casa a Ronchi.
Per chi è ignorante in materia, cosa si intende per “accessori per strumenti musicali�
Creiamo cordiere, piroli, mentoniere e in più tutti gli accessori per gli archi. Ho scelto questa nicchia.
Se dovesse tornare con la mente da bambino, avrebbe mai pensato di fare questo lavoro?
Da ragazzo vivevo di musica, avevamo messo su un gruppo che era diventato anche famoso, ci chiamavamo “Vecchia Viennaâ€. Ero il primo violino e facevamo tanti concerti. Ma mi ricordo perfettamente il momento in cui ho deciso cosa fare: quando abbiamo fatto un concerto a Sanremo che è stato un successone. La mattina dopo ero di nuovo uno sconosciuto.La musica mi piaceva, mi divertiva… ma volevo qualcosa che restasse.
In ogni caso da ragazzo avevo molta manualità .
Quali sono gli elementi che caratterizzano maggiormente la Sua attività ?
Uno degli elementi che ha caratterizzato e che caratterizza, tutt’ora la nostra impresa è la creazione di custodie personalizzate al massimo. Il tutto viene fatto attraverso il processo di sublimazione che consiste nel trasferimento delle immagini sulla custodia degli strumenti ad arco. Non è una semplice stampa: il colore trasmigra sulla custodia in carbonio.
A forza di insistere abbiamo perfezionato questa tecnica.
La prima volta che mi sono incuriosito a questa tecnica è stata quando ho visto una conchiglia bianca con un’immagine sopra. Mi sono chiesto: “ma come hanno fatto a fare questa cosa?â€. Sono andato a cercarmi come avevano realizzato questo scherzo.
Se potesse scegliere di fare qualsiasi altro mestiere, quale sceglierebbe?
Eh…domanda difficile. Penso che mi sarebbe piaciuto fare lo scienziato! Mi interessano le novità e scoprire nel dettaglio la struttura delle cose.
Quali sono le doti personali che, secondo Lei, una persona dovrebbe avere?
La Manualità e la Precisione.
In che modo cercava di imparare quando era nel laboratorio di suo zio?
Cercavo di osservare quello che faceva e, ogni tanto, gli chiedevo informazioni.
Ha mai frequentato corsi specifici ulteriori per ampliare le sue competenze?
Sì, ho fatto un corso di liuteria a Trieste durante il quale ebbi modo di sviluppare una serie di relazioni e confronti con le persone del mestiere.
Ha mai ricevuto, da parte del cliente, richieste un po’ bizzarre?
Sì, certamente, soprattutto quando ci sono degli ultra-appassionati che richiedono accessori particolari. Ho fatto di tutto!
C’è qualche curiosità che non sappiamo riguardo al suo lavoro?
Per esempio le corde di violino sono fatte ancora oggi di budello e, in origine, erano di gatto. Ancora oggi le corde più pregiate sono in budello. Non so se di gatto, però…
Qual è l’aspetto del suo lavoro che detesta di più?
I clienti capricciosi che non sanno quello che vogliono o che non hanno le idee chiare. A volte mi capita che arrivano degli ordini che, prima di capire, ci vuole un po’.
Qual è l’aspetto che, invece, ama di più?
Mi piace particolarmente quando lavoro su un’idea nuova o mi viene un’illuminazione creativa.
Il sig. Clemente ci racconta un episodio accaduto ad una fiera internazionale.
Ad una fiera in Cina, le persone si avvicinavano al nostro punto espositivo e copiavano gli oggetti esposti: lo appoggiavano su un foglio di carta e ne prendevano le misure!
Un’ anno dopo erano tutti uguali a noi. Da una parte, ho provato soddisfazione. Solo chi è il migliore viene copiato.
Questa è la prova che, forse, in quel paese c’è una concorrenza talmente agguerrita ad un ritmo talmente veloce che non stimola la creatività personale volta a creare qualcosa di autentico. Mentre, durante la mia attività , ho riscontrato che, noi italiani siamo molto incentivati e facilitati dal fatto che abbiamo un patrimonio artistico talmente importante che abbiamo maggiori spunti, per quanto riguarda l’estetica, rispetto a chi vive in altri paesi.
Quali sono gli aspetti che il cliente non sa o che dà per scontato della sua attività ?
Un aspetto che molti non sanno sulla mia attività è che per creare una custodia di uno strumento musicale c’è tutto un processo dietro. In particolare, i possessori di strumenti musicali rari devono capire che bisogna creare prima il modello, poi lo stampo, che è un lavoro immenso.
Qual è la chitarra con la forma più strana che ha visto in vita sua?
Una volta vidi una chitarra bordone, tipica dell’Italia meridionale. Sono molto grandi.
Quanto è importante apprendere dal passato nel suo mestiere?
È fondamentale, anche perché ci contraddistingue dagli altri e ci aiuta a mantenere una linea con una certa logica.
Se lei dovesse dare un consiglio ai giovani che desiderano intraprendere questo percorso lavorativo, quale sarebbe?
Il mio consiglio sarebbe quello di frequentare ambienti diversi e cercare di rubare il mestiere cercando di osservare nei minimi dettagli le lavorazioni e cercare di confrontarsi in maniera costruttiva.
Nel mondo degli strumenti musicali, ci sono mode o tendenze?
Sì, ci sono e riguardano soprattutto i tipi di legno ed anche sulle forme delle custodie. Per quanto riguarda i tipi di legno, in un particolare momento, avevamo esportato la moda del legno serpente, un tipo di legno molto raro, tipico dell’America Centrale. Per quanto riguarda le custodie, avevamo lanciato la moda delle custodie per il contrabbasso e degli archi.
Da dove proviene la sua clientela principale?
La mia clientela proviene principalmente dall’Oriente (Corea, Cina, Giappone), poi dalla Germania e dall’Italia.
Quali sono i gusti del pubblico locale?
Le persone locali che mi hanno commissionato qualche lavoro li conto su una mano. In ogni caso ho riscontrato che una buona parte della clientela monfalconese desidera esplorare le novità .
Ha notato dei cambiamenti di gusto nel pubblico asiatico nel corso del tempo?
Sì, per esempio, i coreani andavano molto per i colori pastello poi, c’è stato un periodo in cui chiedevano che venissero raffigurate opere artistiche culturali giapponesi per poi ritornare al gusto tradizionale dei colori a pastello.
Si vede lavorare in questo settore fino alla pensione?
Assolutamente sì e anche oltre.