Nascosto nell’area suburbana ai confini di Staranzano nasce Arte Nel Pozzo, laboratorio di ceramica artigianale a conduzione famigliare. Le loro collezioni eterogenee sono emblematiche di una continua ricerca nel campo del design, con una particolare propensione verso le forme naturalistiche.
Francesca e Sara, mamma e figlia, ci raccontano la loro esperienza nel settore.
Quale è stato il primo approccio al mestiere? Dove e quando avete cominciato?
F: Ho iniziato io il percorso. Ho fatto la scuola d’arte a Gorizia e ho avuto il primo approccio con un laboratorio che si chiamava L’ingobio di Paola Bottegaro, sito a Monfalcone. Le serviva una mano per dipingere delle brocche per una cantina. Ho cominciato così, mi sono appassionata!
Finita la scuola ho continuato a frequentare il laboratorio e ho appreso anche altre tecniche, non solo la pittura, come la cottura, le cristallinature e tutta la parte del “rivestimentoâ€.
In seguito ho partecipato ad alcuni corsi a Gradisca con l’IRPOV, un’ente regionale che curava la parte artigianale e professionale della zona. Lì ho conosciuto un’insegnate molto brava, Miriam del Bianco, con la quale ho partecipato ad altri tre corsi ricercando lo stile dell’azienda, infatti si chiamava “Stilistica Aziendaleâ€.
Il nome “Arte nel Pozzo†è nato proprio durante uno di quei laboratori.
Da lì’ ho lavorato in una cooperativa di ceramica costituita solo da donne, a Turriaco. Gestire una cooperativa non era facile, avevamo clienti sporadici e lavoravamo soprattutto col privato e quindi alla fine abbiamo dovuto chiudere.
Io mi sono messa come ditta individuale e poi si è inserito anche mio marito, con il quale ho aperto un negozio in via San’t Ambrogio, proprio dietro al campanile e dove una volta c’era l’antico pozzo. In questo periodo abbiamo anche cominciato a partecipare a fiere all’estero. Ci dava più soddisfazione perché avevamo più libertà creativa; lavorare a committente può essere frustrante.
Non facevamo più ceramica da uso, ma complementi d’arrendo.
Adesso stiamo continuando sempre sulla linea delle fiere e stanno cominciando a parteciparvi anche Sara e Davide, i miei figli, che si sono appassionati al lavoro.
Vedendo le vostre opere si può individuare uno stile elegante e naturalistico. In quale modo secondo voi sono collegate natura ed eleganza?
S: Di base tutte le nostre collezioni, dall’inizio fino ad oggi, riprendono sempre le forme della natura. Ha delle silhouette uniche, molto eleganti.
F: Io ho sempre percepito le forme che si trovano in natura come forme perfette e sono spesso irriproducibili. Prendendo spunto da alcune linee si possono adattare ad oggetti contemporanei. Partire solo da un punto di visto grafico, al computer, diventa un po’ sterile. La nostra attività si suddivide un po’ in oggetti d’uso, che sono vincolati ad una forma più “tradizionaleâ€, e in altri oggetti nei quali ci ispiriamo a forme naturali.
Il cliente medio ha aspettative verso di voi e la vostra attività ?
F: Si, sicuramente. Solitamente il cliente ha già visto il nostro sito o i nostri prodotti in fiera, quindi forse si è già creato un’idea o aspettativa. La maggior parte dei nostri clienti si avvicina a noi con richieste ad hoc. Sanno che noi facendo le cose a mano abbiamo la possibilità di avvicinarci alla loro idea e creare qualcosa di diverso rispetto a quello che si trova in commercio.
Solitamente si lavora insieme, si seguono le richieste e poi si propone qualche prototipo.
Nel vostro percorso creativo vi basate su umiltà , accoglienza e relazione. Potete dirci di più rispetto a questo approccio?
F: Secondo me è fondamentale la relazione perché ci si confronta. Il punto in comune è la materia, l’oggetto. Il confronto avviene direttamente sulla ceramica, un elemento naturale che si trova come piano di comunicazione. Noi siamo sempre disponibili a cercare di soddisfare queste richieste e difficilmente diciamo di no.
S: Si, secondo me è importante anche ricercare il contatto umano. Si tratta sempre di lavoro però bisogna cercare di capire anche con chi ti interfacci, le esigenze…diciamo costruire un rapporto che vada oltre la produzione.
F: Poi anche l’umiltà di ascoltare. Cercare di entrare e capire l’energia che spinge una persona a venire qua da noi.
Se poteste scegliere qualsiasi altro mestiere, quale sarebbe?
F: A me piacerebbe fare la fioraia. Mi piacciono molto i fiori.
S: Mi piacerebbe parecchio curare le riviste. Fare la parte grafica nel concreto. Io ho fatto moda la triennale a Milano, forse non intimando al primo colpo, e poi lo IUAV a Venezia in design della comunicazione.
Qual è l’aspetto che amate e quello che detestate di più del vostro lavoro?
F: Io amo creare gli oggetti. Amo lavorare la terra, sperimentare. La cosa che odio è la parte d’ufficio, può essere fastidiosa.
Ci sono aspetti sottovalutati dal cliente nel momento in cui pone una richiesta?
S: Che sia facile il materiale, che si possa fare tutto con la ceramica quando ciò non è vero. Si, è un materiale molto maneggevole, che però ha bisogno di varie accortezze e processi di produzione che i clienti non sanno. Non si può realizzare tutto in ceramica.
F: Anche l’esigenza di avere l’oggetto subito. La ceramica ha i suoi tempi e prima di una ventina di giorni da quando si comincia ad elaborare una forma non si ottiene niente. Ha tempi lunghi la cottura, la smaltatura, eccetera…Ha dei tempi naturali che bisogna rispettare.
Qual è una curiosità che molti non sanno riguardo al vostro mestiere?
F: Che si hanno tantissime opportunità con la ceramica. È un mondo davvero molto ampio, perché ci sono molti materiali, tante soluzioni.
Le opere da voi create sono molto eterogenee fra loro e sembrano frutto di ampie sperimentazioni. Come fate a decidere quale idea vale la pena perseguire?
S: Non lo so sinceramente.
F: Generalmente quando si imbocca un filone si resta sempre sulla stessa linea. Quando cominci ad avere dei riscontri positivi cerchi di sviluppare idee che siano simili.
Nei mestieri di artigianato come il vostro, quanto incide la moda?
S: Dal punto di vista dei colori direi parecchio, si segue la tendenza. Per quanto riguarda le forme in realtà dipende dal cliente. Noi proponiamo oggetti sia dalle forme morbide che geometriche.
F: Si segue la moda, infatti noi spesso andiamo al Salone dell’Immobile per vedere quali tendenze ci sono. Per esempio ora va di moda il minimalismo, mentre la ceramica dipinta a mano non funziona più già da anni. La gente non compra più quelle cose.
Come sono cambiate le richieste del pubblico monfalconese e come hanno inciso sul vostro lavoro?
F: Inizialmente noi facevamo ceramica dipinta e avevano clienti privati che chiedevano oggetti d’uso quotidiano. Facevamo anche una serie di specchi e oggetti d’arredamento in una tecnica particolare che si chiama Raku, di origine giapponese: gli oggetti si estraggono incandescenti e si usano degli ossidi metallici che creano degli effetti un po’ ramati e affumicati. Quello funzionava molto bene.
Avevo anche fatto dei pannelli a bassorilievo della vecchia via Sant’Ambrogio e della Rocca, anche quelli ne ho venduti molti. Poi anche quel filone si è chiuso.
Da quando avete aperto l’attività , quali cambiamenti avete notato nel territorio bisiaco?
F: Sinceramente per quanto riguarda il nostro lavoro, non più di tanto. Una volta esaurita la clientela monfalconese abbiamo cominciato a fare le fiere all’estero. Abbiamo completamente abbandonato la cera maiolica dipinta, abbiamo cominciato a non farci più pubblicità perché lavoravamo solo a commissione, quindi ci siamo un po’ chiusi sul territorio.
Abbiamo avuto rapporti col territorio quando facevamo laboratori di ceramica per le scuole.
S: Ci piacerebbe che il laboratorio diventasse in futuro un luogo più creativo per il territorio: riprendere come un tempo i corsi, aprici al pubblico, invitare la gente nel nostro mondo.
Qual è il progetto di cui andate più orgogliosi e perché?
F: I progetti che ora ci stanno dando più soddisfazioni sono i progetti con gli chef stellati. Si riesce ad individuare una tipologia di piatto mettendo assieme la loro creatività e la nostra e quindi è piacevole lavorare con queste persone. Ti raccontano come nasce il piatto, perché e come lo vogliono presentare.