
Nel centro di Monfalcone si trova il laboratorio creativo chiamato Il Quadraio, dove le cornici sono una estensione dell’ampia cultura artistica del sig. Leban.
Ormai istituito da quasi quarant’anni, Il Quadraio non è una semplice bottega artigiana, ma un vero e proprio circolo di culture e idee.
Quale è stato il suo primo approccio al mestiere? Come e perché ha cominciato?
Ho cominciato nel 1983, prossimo anno sono 40 anni.
Io dipingevo già da anni e lavoravo come impiegato tecnico di progettazione in una azienda di motori. Mi è venuta l’occasione siccome andavo sempre a farmi incorniciare le mie cose presso un laboratorio artigianale a Monfalcone. Ho rilevato la loro attività e di conseguenza sono qua.
Lei aveva esperienza pregressa in questo ambito?
No! Diciamo che mi volevano insegnare, ma io dopo una settimana me li sono scrollati di dosso perché erano lenti nell’insegnamento e nella produzione. Ma non è che uno si inventa un mestiere. Bisogna costruirsi da soli. Io sono spesso filato in Toscana a fare corsi come corniciaio.
Il Quadraio è un nome che ho dato io alla mia attività , ma il mestiere si dice “corniciaioâ€. Non volevo chiamarlo laboratorio di cornici.
Poi nel tempo si è trasformato da un mero laboratorio di cornici in una officina di idee creative. Quasi tutte le opere esposte sono mie.
Qual è il primo approccio con un cliente?
Il cliente entra, mi fa vedere il lavoro da fare. Si parte dal consiglio, dalla deduzione della fattibilità del lavoro. Si cerca sempre di avere un occhio di riguardo per quello che chiedono, anche se alla fine seguono spesso i miei consigli. So esattamente quali sono i prodotti che annualmente escono, quindi spesso li indirizzo.
Il 99% dei miei clienti è limitato all’idea della cornice in noce, oro, bianca o nera. Ma esistono mille finiture.
Quanto incide la moda nel suo mestiere?
Per noi la moda non incide molto, centra un’evoluzione delle aziende che si avvalgono di architetti per nuove sagome e profili. Varie correnti d’arte spesso vengono incorniciate diversamente, però.
Se dovesse tornare con la mente a quando era bambino, avrebbe mai pensato di intraprendere questo percorso?
Quando ero bambino non sapevo neanche che esistessero i corniciai. Forse ce n’era uno a Monfalcone. Quando ho cominciato a dipingere a 14 anni si andava a prendere le cornici in un colorificio, ma c’erano pochi modelli e poche misure. Non c’era la possibilità di fare cornici su misura, a meno che tu non andassi dall’unico corniciaio nel paese.
Il pubblico ha aspettative specifiche verso il suo mestiere?
Si, che faccia o decida tutto io.
Quanto è importante il rapporto con il cliente nel suo mestiere?
È importante quando conosci il cliente. Se sai già com’è, cosa desidera, le sue aspettative sai dove andare a parare.
Con i clienti nuovi, per prima cosa è importante sentire la richiesta e vedere visivamente il soggetto da incorniciare. Non è così banale la cosa, l’opera può essere di vari materiali e le cose variano a seconda di questo e mille altri fattori. Io incornicio anche oggetti: scarpe, magliette, eccetera.
Bisogna stare attenti a non appesantire, a valorizzare il soggetto. A volte la cornice deve essere “trasparenteâ€, non essere vista.
Se potesse scegliere qualsiasi altro mestiere quale sceglierebbe?
L’archeologo! È la mia passione.
Qual è l’aspetto del suo lavoro che ama di più e che detesta di più?
Cominciamo da quello che detesto! Detesto l’arroganza del cliente che vuole sapere già esattamente cosa bisogna fare e come bisogna farlo.
Quello che amo di più è quando riesco a realizzare qualcosa che soddisfi me e che soddisfi il cliente. Questo sentimento è il motore, per me.
Qual è la curiosità che molti non sanno del suo mestiere?
La bellezza di questo lavoro è il poter inventarsi sempre qualcosa di diverso. Quello che non sanno è che per fare una cornice non basta tagliare un pezzo di legno in quattro angoli e metterli assieme.
Durante la sua attività ha mai ricevuto richieste bizzarre?
Qualche volta si fanno scommesse con i clienti. Ho un cliente che è un appassionato d’arte e va in cerca di pezzi pregiati. Un giorno mi porta un pezzo di carta fatto a mano con un disegno di matita grassa. Era di Picasso!
Mi chiede di incorniciarglielo come voglio io e di metterlo in vetrina. Abbiamo deciso di venderlo a 19.000 euro e abbiamo scommesso che in un mese nessuno mi chiedesse niente.
Io l’ho adibito in vetrina con un bel cavalletto, una luce sopra, la targhetta con autore e anno…
Dopo un mese questo cliente è tornato e gli ho detto che mi doveva dei soldi, ma solo perché una singola persona in tutto il mese mi aveva chiesto informazioni sul pezzo di Picasso.
Penso che tutti pensassero che era una copia.
Come è cambiato il gusto dei monfalconesi negli anni?
Quando ho iniziato l’attività , la gamma di profili era bassa. L’Italia copre il 70% delle aziende mondiali di cornici, ma quella volta non si avvalevano di designer, le facevano loro.
Pian pianino l’esigenza di una cornice più al passo è cresciuta e quindi anche le aziende si sono evolute e hanno ricercato l’ausilio di terzi.