
Il concetto stesso di artigianato è messo alla prova giorno dopo giorno dalle innovazioni tecnologiche d’oggi. Quanto non deve incidere la tecnologia poiché un mestiere sia considerato artigianale?
Ne parliamo con Cristina Stefania Dumitru, specializzata in stampe 3D.
Quando c’è stato il primo approccio al mestiere e qual è stato il percorso formativo che ti ha portata ad acquisire le competenze per poter svolgere questo lavoro?
Ho iniziato nel 2017, dovevo fare diciotto anni. Prima facevo il Sello di Udine, solo che ci sono stati vari problemi e ho mollato prima di finire. Allora mi sono guardata attorno e ho trovato lo IAL di Udine. Mi sono andata ad informare ed un’insegnate mi ha detto che facevano anche corsi di stampa 3D. Ho detto, proviamo!
Il corso era appena iniziato, quindi la mia classe era la prima. Mi sono trovata meglio rispetto alle altre scuole e mi sono perfino laureata col 100. Ho trovato quello che faceva per me.
Se dovessi tornare con la mente a quando era bambina, avresti mai pensato di intraprendere il percorso della stampa 3D?
No, nel senso che, da bambina, non mi era chiaro il concetto del 3D e, appartenendo ad una generazione di passaggio, quella degli anni ’90, in cui si stava sviluppando la tecnologia, non era ancora così importante da incidere nella vita quotidiana. Mi è sempre piaciuto il disegno, però.
Come viene vista la stampa 3D dalle generazioni precedenti alla nostra?
Si, lo sanno, non esattamente. Forse non capisce esattamente il concetto. Cioè, se tu le dici che è un modo per creare oggetti non penso che riesca a capire quali possano essere i limiti e quali no.
Mia madre, per esempio, appena ho comprato la stampante mi chiedeva di fare qualche oggettino, ma non è così facile. Ci vuole tanto tempo per le stampe, capire di che qualità devono essere, le dimensioni, i supporti.
È difficile farglielo capire, ma se ci si mette d’impegno, glielo si mostra, riescono a comprendere.
Dopo aver finito gli studi, quale è stato il tuo percorso?
Ho fatto due stage, uno a Monfalcone e uno a Latisana. Erano completamente diversi fra loro. Nella prima avevo solo a che fare con navi, data la Fincantieiri, mentre nella seconda avevo a che fare con mobili.
Mi trovavo meglio a fare le parti delle navi, non amavo creare mobili.
Se potessi scegliere qualsiasi altro indirizzo professionale, quale sceglierebbe?
Se non avessi avuto problemi al Sello avrei continuato, perché mi piaceva molto. Mi sarebbe anche piaciuto occuparmi dell’animazione. Ho sempre disegnato, ma entrare nel mestiere è difficile.
Qual è l’aspetto della stampa 3D che ami e quello che detesti di più?
Quello che amo di più probabilmente è vedere qualcosa che ho pensato e progettato io realizzarsi. Aspettare quel tot di ore che l’oggetto si faccia, finalmente toccarlo e dire “questo l’ho fatto ioâ€. È una grande soddisfazione.
Un aspetto che odio è la complessità dei programmi utilizzati. Se non sai quello che fai diventa un macello. È uno stress quando devi stare attento ai dettagli.
In cosa consiste il tuo percorso creativo? Hai alcuni step che ritieni indispensabili?
Per prima cosa bisogna partire, in generale, dalla progettazione 2D per poi effettuare l’esportazione con programmi appositi. Durante la progettazione spesso uso come referenze alcune foto se l’oggetto ha alcuni dettagli difficili.
Ci sono aspetti sottovalutati dal cliente nel momento in cui pone una richiesta?
Che bisogna avere le conoscenze molto basilari del 2D e di geometria. Bisogna saper lavorare con le proiezioni ortogonali, saper scomporre un oggetto nelle sue tre facce.
Qual è una curiosità che molti non sanno riguardo alla stampa 3D?
Che esiste, prima di tutto! E che secondo di tutto c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.
Nel futuro prossimo, quanto inciderà secondo te l’utilizzo della stampa 3D a livello di praticità quotidiana?
La stampa 3D sta già cominciando ad incidere già adesso, nel senso che ci sono alcuni oggetti progettati e stampati con il PLA, un materiale eco-friendly fatto di mais. Un semplice esempio di oggetti che vengono stampati con il 3D è il Lego.
Come incide l’utilizzo della stampa 3D sulla questione dell’ecosostenibilità ?
Può incidere parecchio in quanto ha avuto grande sviluppo in questi ultimi anni proprio per combattere l’inquinamento. Un esempio di ciò è il fatto che si stanno sviluppando nuove tecniche di produzione delle scarpe attraverso la combinazione della plastica.
Ti vedi lavorare in questo settore fino alla pensione?
Sì, in quanto mi da parecchia soddisfazione.